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Divorzio all'italiana Backstage Cremonini foto CaRfa Images

Cristiano Cremonini: Intervista su Bologna Planet per “Divorzio all’italiana” 12 giugno 2013

Bologna Planet – Musica e Spettacolo

UN FEFÈ TUTTO BOLOGNESE NELLA PRIMA RAPPRESENTAZIONE TEATRALE DI “DIVORZIO ALL’ITALIANA”

a cura di Fabrizio Carollo

Foto di CaRfa Images

Bologna 11 Giugno.

Dall’11 al 16 giugno va in scena al teatro Comunale “Divorzio all’italiana”, trasposizione teatrale dell’omonimo film di Pietro Germi.
L’ormai noto tenore bolognese Cristiano Cremonini eredita il ruolo che fu di Marcello Mastroianni e, nei panni di Don Sandrino Ferraù, avrà il suo bel da fare a giostrarsi tra l’assillante moglie e l’amore per la dolce cugina. Il tutto, ovviamente, condito da equivoci ed umorismo che certamente non faranno rimpiangere la pellicola cinematografica.
Un debutto molto importante perché si tratta della prima volta che viene portata in scena la versione italiana di questa storia immortale ed il teatro comunale di Bologna si riconosce certamente come l’ambito più azzeccato, così come lo è il suo protagonista.
Abbiamo incontrato l’artista bolognese che ha parlato della storia e dell’evoluzione del progetto.

Divorzio all’italiana: parlaci un po’ del tuo Fefè. Hai tratto ispirazione dall’interpretazione di Mastroianni oppure c’è più farina del tuo sacco, per inserirlo maggiormente in un contesto più attuale?

Innanzitutto, ho voluto rivedere la pellicola di Germi per capire quanto veramente il compositore avesse attinto dalla sceneggiatura originale.
Questo allestimento, in prima italiana, è in realtà una ripresa dell’Opéra di Nancy del 2008.
Mentre studiavo la musica ho potuto farmi un’idea della messa in scena di David Pountney guardando il video della prima francese e ho subito notato che i personaggi  non rispecchiavano affatto le fisicità degli interpreti scelti da Germi.
Fefè, il personaggio che interpreto, era un tenore alquanto “rotondo”!! Le figure femminili poi, ad eccezione di Angela, la cuginetta sedicenne di cui sono perdutamente innamorato, erano uomini travestiti, dai lineamenti molto marcati e dalle voci gravi! Emerge quindi una lettura capovolta e grottesca della femminilità e lo scenario è completamente surreale, ispirato ai quadri di De Chirico.
Tutto questo per dire che mi sono dovuto attenere a dei parametri prestabiliti…Mastroianni è comunque stato fonte di notevoli spunti.

Ci sono state difficoltà nel portare in scena quest’opera? 

È in assoluto il ruolo più complesso e faticoso che abbia mai interpretato, sia dal punto di vista musicale che registico; ma forse anche quello che in quasi 20 anni di attività sento più mio! Fefè è in scena dalla prima all’ultima nota.
L’opera contemporanea deve essere assimilata gradatamente, per questo ho cominciato a studiarla tre mesi fa.
Lo scoglio più duro è stato imparare a memoria sette pagine di suoni onomatopeici; ora che sono entrato a fondo nella macchina teatrale tutto sta diventandomi congeniale, ma che fatica ragazzi!!

La storia tratta in maniera assolutamente ironica un argomento a dir poco tragico della realtà dell’epoca, specialmente in Sicilia. Com’è stato, per un bolognese, calarsi nei panni del siciliano. C’è unicamente lo studio dello spartito e del libretto per la parte oppure una ricerca degli atteggiamenti e delle personalità dell’epoca?

Anche in questo caso il film di Germi è stato di fondamentale aiuto.
Fefè per buona parte del film guarda dall’alto verso il basso tutti i fatti e i le persone che riguardano il suo “mondo piccolo”; certo, è inesorabilmente legato a Barrafranca e alla fine sarà travolto dagli eventi, da lui in buona parte scatenati, ma tutto lascia intendere che, in quanto barone, avesse viaggiato e quindi conoscesse bene la realtà al di fuori di quel piccolo nucleo di abitanti.
Non penso, quindi, che sia determinante che Fefè rappresenti il prototipo dell’uomo siculo. Mastroianni stesso era originario del Lazio, no?

Tragedia e commedia: hai interpretato entrambe, nella tua lunga carriera. A quale genere ti senti più incline?

Sicuramente al genere comico e brillante che, purtroppo, per la voce di tenore sono molto rari (nel Sette-Ottocento erano appannaggio delle voci gravi).
Ricordo molto piacevolmente alcune opere di Nino Rota: in futuro mi piacerebbe sfociare nel musical.

Sei un fan del cinema italiano? Quali sono le pellicole che ti sono rimaste nel cuore?

Certamente! Amo Fellini, Risi, Monicelli, solo per citare i primi che mi vengono in mente. De Sica ad esempio lo preferisco come attore che come regista (non riesco più a digerire il Neorealismo…) e trovo straordinaria quasi tutta la produzione di Luigi Magni perché adoro il taglio delle sue sceneggiature.

ccremonini

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