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“Un tenore all’opera”: intervista a Cristiano Cremonini 12 dicembre 2013

Da: La cultura che vorrei – racconti ed esperienze dalla creatività umana
a cura di Fondazione ATER Formazione

L’Opera lirica nell’immaginario collettivo è un genere musicale per pochi eletti, inaccessibile, eseguito da interpreti le cui doti vocali hanno poco di umano.

Tenore all'Opera - il libro

Cristiano Cremonini, tenore bolognese noto a livello internazionale, ha sfatato questi miti scrivendo il libro “Tenore all’opera: profili seri e divertenti di grandi maestri del melodramma”, presentato giovedì 5 dicembre alTeatro Comunale di Bologna. Un volume edito da Pendragon grazie al sostegno della città di Castel Maggiore (BO), in cui il cantante prestato alla scrittura traccia i profili dei maggiori compositori dell’Ottocento in chiave ironica, ma rimanendo fedele alla storia della musica.

Quali sono le motivazioni che hanno portato alla nascita di Tenore all’opera?

Il mio viaggio nel mondo del Melodramma è cominciato quasi venti anni fa, vi sono rimasto “invischiato” per caso, come diceva Gassman. In questi ultimi quattro o cinque anni ho sentito naturalmente la necessità di raccontare le mie esperienze per cercare di trasmettere a chi non conosce questo genere musicale la sua sorprendente attualità. 
Il cantante lirico, e nel mio caso il tenore, a mio parere, non è molto diverso da un altro cantante, o per lo meno, potrebbe non esserlo. Basterebbe spogliarsi della maschera “teatrale” che portiamo sul palcoscenico, ma anche di quella che ci ha costruito addosso la nostra secolare e talvolta pesante tradizione, che inevitabilmente incombe sempre su di noi. 
È sicuramente più comodo crogiolarsi sull’antico “Trono vicino al sol” che la storia ci ha costruito, ma ciò significa vivere proiettati ancora nel passato come nostalgici, orgogliosi archeologi della musica: è triste! L’Opera invece è rock, non muore mai, come del resto tutta la buona musica.

Pensi che i pregiudizi e la scarsa affezione dei giovani nei confronti dell’Opera siano dovuti ad una divulgazione non efficace, non al passo con i tempi?

Assolutamente sì. Il modo di fare informazione è fondamentale, oggi poi più che mai. E proprio nel nostro settore a volte si trascura questo aspetto, soprattutto in Italia. Il messaggio culturale, di per sé forte, viaggia su canali troppo spesso obsoleti.

Cristiano Cremonini tenoreIl titolo del libro non è affatto casuale, ne dai spiegazione tu stesso nell’introduzione. Ometti però che sei Un tenore all’opera in molteplici ambiti: canto (ovviamente lirico, ma di nascosto ti concedi anche al pop-rock), scrittura, arte visiva (tuoi i disegni all’interno del volume). Una visione dell’arte a 360° che non è sempre ben vista in Italia. Qual è la tua opinione a riguardo?

La mia professione è e rimane quella di cantante. D’altronde l’Opera lirica è sicuramente la forma di spettacolo più complessa al mondo: non dimentichiamoci che ad essa concorrono il maggior numero di arti. Tutto va di conseguenza direi, l’esperienza maturata in questi anni mi ha insegnato a fare tesoro delle mie potenzialità – sarebbe un guaio reprimerle – che sto mettendo a frutto gradatamente e spero sapientemente. Insomma vorrei fare del mio eclettismo la mia arma vincente, ecco.

 

La scrittura occupa una parte importante della tua vita artistica?

Il mio cammino di crescita artistica è sempre stato tortuoso ed ho sin da subito sentito la necessità di “fermare” sulla carta alcune sue tappe: voglio dire che questa in realtà non è la mia prima “fatica letteraria”… fui già poeta e narratore… quasi per gioco, ma non senza alcune piccole soddisfazioni personali. Trovo che scrivere poi, anche se per sé, è sempre terapeutico. Inconsciamente rispondi a tantissime domande e rileggendoti scopri di sapere molte più cose di quanto pensi, tanto che ti chiedi perplesso: “L’ho davvero espresso io quel concetto così forbito?” Per lo meno, a me capita spesso così…

Nel libro tracci profili seri e divertenti di alcuni grandi maestri del melodramma, ma quanto e chi in particolare ti ha ispirato maggiormente nel corso della tua carriera?

Ecco una domanda a cui vorrei NON rispondere: non nascondo di avere, come tutti, gusti personali ben precisi in merito (che possono però restare segreti…no?), ma l’esperienza mi ha insegnato ad apprendere parimenti sia da chi amo istintivamente che da chi non apprezzo. Oggi poi poter scegliere cosa cantare è diventato un lusso per pochissimi eletti. Il mio motto è “sperimentare sempre”. Ragazzi, buttatevi nelle imprese che a volte vi paiono impossibili, anche con un briciolo di incoscienza. Ho detto un briciolo però, mi raccomando!

Puoi darci qualche anticipazione circa i tuoi futuri progetti artistici?

Da qualche tempo ho la fortuna di lavorare a fianco di un grande musicista, compositore e produttore bolognese: Fio Zanotti. Lui ha diretto numerose volte Luciano Pavarotti e di recente ha anche collaborato con Placido Domingo per il disco dedicato a Karol Wojtyla edito dalla Deutsche Grammophon. In cantiere abbiamo un importante progetto discografico. In questi giorni, ad esempio, sto ultimando il testo di una composizione che lui sta scrivendo per me e che tra breve mi accingerò a registrare. Quasi non mi sembra vero, sono estremamente felice di avere questa possibilità.
Dal maestro Zanotti sto imparando tantissime cose: la prima è che per raggiungere un obiettivo di qualità non bisogna mai avere fretta e farsi travolgere dal frenetico mondo di oggi. Durante le giornate trascorse presso il suo studio infatti spesso è facile perdere la nozione del tempo: è meraviglioso poter assistere alla creazione di una nuova composizione, il lavoro che c’è a monte è enorme e pochissimi se ne rendono conto. Le fasi di un’orchestrazione sono infatti molto complesse, si tratta di una vera e propria architettura sonora.

Autore

Jessica Fabi

Link di approfondimento sul blog di Ater Formazione: http://laculturachevorrei.it/approfondimenti/cremonini

 

 

 

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